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Riconfermata alla vicepresidenza dell’amministrazione regionale la scorsa primavera, Acquavita descrive l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle come prettamente elettorale: “Ci sono state le consultazioni per il rinnovo delle strutture regionali, cittadine e comunali; per questo ci siamo affrettati a chiudere alcuni progetti. A ridosso del voto c’è stata una naturale fase di stallo, seguita dall'inizio di una nuova fase, avviata con lo stesso — se non maggiore — entusiasmo”.

Domanda - Per quanto riguarda gli impegni relativi alla CNI?
Jessica Acquavita: "Avendo riconfermato alla guida della Regione la squadra del precedente mandato, proseguiamo con le stesse modalità e gli stessi obiettivi. Questi sono pienamente sostenuti dal Presidente della Regione, che dimostra grande comprensione verso le esigenze della Comunità Nazionale Italiana. Pensando ai fondi che arrivano dai governi croato e italiano — e che garantiscono stabilità finanziaria all’Unione Italiana — dico spesso che per la CNI, in questo momento, non è tanto importante il supporto economico quanto quello politico. Ci sono questioni che non possono essere superate solo con i contributi: vanno inserite nell’agenda politica di quelle istituzioni che hanno il potere di risolverle. Mi fa piacere dire che in Regione c’è un team che comprende la situazione ed è pronto a sostenere le nostre iniziative."
Concretamente, quali sarebbero questi progetti?
"Ci sono progetti prioritari che io e altri vorremmo vedere realizzati. Non accadrà nel 2026, ma spero che ce la faremo entro la fine di questo mandato. Penso all’autonomia per la Scuola elementare italiana di Dignano, un obiettivo su cui stiamo lavorando su più fronti. Poi ci sono questioni da risolvere insieme al governo croato, che deve comprendere, ad esempio, le esigenze delle nostre scuole relative alla documentazione pedagogica bilingue o alla maturità di Stato e all’esame di lingua croata. Si tratta di problemi che non dipendono esclusivamente da noi — intesi come istituzioni della CNI, comuni, città e regione — ma che necessitano di un supporto di livello superiore, ovvero governativo. Su questo stiamo lavorando."

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Altri progetti in corso?
"Ci sono iniziative più operative e di più facile realizzazione. Penso alla continuazione del finanziamento regionale per i notiziari in lingua italiana sulle emittenti locali, ai corsi di aggiornamento per i docenti, ai corsi di lingua italiana per i dipendenti pubblici: tutta una serie di attività che portiamo avanti da anni per sensibilizzare anche la maggioranza sull'importanza di mantenere viva la lingua italiana sul territorio. Tuttavia, il nostro impegno maggiore è concentrato su obiettivi strutturali più complessi."
Riguardo all’attuazione del bilinguismo, lei ha affermato che “l’italiano in Istria non è una lingua da tradurre”. Cosa intende?
"Sì, ritengo fondamentale far capire a tutti che l’italiano non è una lingua straniera. Quando chiediamo che sulla moneta da 2 euro ci sia la scritta Pula-Pola e non solo Pula, non è perché vogliamo una "traduzione", ma perché Pola è il nome ufficiale della città insieme a Pula. Quando spieghiamo agli enti turistici o alle amministrazioni locali che in una locandina non può esserci l’inglese prima dell’italiano, è perché va cambiata la prospettiva. L’italiano è lingua ufficiale in Regione e in 20 località istriane. Bisogna lavorare costantemente per far comprendere la differenza tra una lingua ufficiale e una straniera. L'inglese può esserci, ma deve venire dopo l'italiano."

E se sono gli stessi appartenenti alla Comunità Italiana a non parlare la propria lingua?
"È un fenomeno che riscontriamo sempre più spesso. Che la lingua italiana sia in fase di regressione non è una novità, come confermato dalle recenti ricerche di Andrea Debeljuh e Loredana Bogliun. È una realtà di cui siamo coscienti. Urge un lavoro istituzionale affinché le norme sul bilinguismo siano rispettate totalmente, ma la lingua deve essere usata innanzitutto da noi, senza sentirci a disagio nel parlare l’italiano in un territorio che ci riconosce il diritto di farlo. Se siamo i primi a non usarlo, è difficile pretendere che gli altri rispettino le regole. Perciò ripeto il mio appello ai connazionali: parlate italiano, usate il nostro dialetto quando fate la spesa, ordinate un caffè o andate dal medico. Esprimersi in italiano è il modo migliore per confermare e far sentire la nostra presenza."

Jessica Acquavita - Vicepresidente della Regione Istriana

Quali sono i suoi auspici per i connazionali per il 2026?
"C’è bisogno di un grande senso di responsabilità da parte di chi ricopre funzioni politiche o incarichi pubblici. In Croazia stiamo assistendo a un’ondata di nazionalismo che tenta di bloccare le manifestazioni delle minoranze e semina intolleranza. Anche l’Istria è al centro di polemiche riguardanti certi concerti. Sebbene molto non dipenda da noi, è importante mantenere calma e responsabilità. Per quanto riguarda la CNI, va ritrovato quel senso di comunità che ultimamente sembra mancare, forse perché siamo troppo concentrati a proteggere il nostro "giardino" privato senza guardare al quadro generale. Ripeto: oggi godiamo di una stabilità finanziaria che ci permette di operare, ma ritrovare l'unità e il senso di appartenenza è ancora più importante della stabilità economica."

Red