Foto: Radio Capodistria

L’apertura della mostra “Artieri e merlettaie, tra apprendisti e pizzi, la storia della scuola Pietro Coppo dal 1907 al 1984” rappresenta l’esito di un lungo lavoro di ricerca iniziato nel 2019 dall’archivista Valentina Petaros. Ex studentessa della Coppo, Petaros ha affrontato un imponente archivio composto da circa un centinaio di metri lineari di documentazione. Nei primi anni di studio è stato necessario ricostruire l’organizzazione dei materiali. Dalla successiva analisi sono emerse testimonianze che riportano alle origini della formazione tecnico-artigiana di Isola, risalenti alla fine dell’Ottocento. Tra i documenti più antichi figurano i primi statuti scolastici, redatti in italiano e inviati all’amministrazione viennese, così come inviti all’iscrizione a scuola scritti a mano ed elenchi delle prime studentesse che frequentavano i corsi.

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Una parte centrale della mostra è dedicata alla tradizione del merletto veneziano, tramandata a Isola già prima dell’apertura ufficiale del regio corso, avvenuta il 1° settembre 1900, con la maestra Maria Teresa Vascotto come principale custode dell’antico punto ad ago. La ricostruzione dei programmi, delle pratiche didattiche e dei rapporti istituzionali permette di seguire l’evoluzione dei corsi da attività informali a vere e proprie formazioni professionali. La documentazione, proveniente anche dall’Archivio regionale di Capodistria, offre inoltre uno sguardo sui numerosi mestieri tecnici insegnati negli anni della monarchia austro-ungarica: un ventaglio di arti che comprendeva lavorazioni del legno, del metallo e altre competenze artigianali che hanno caratterizzato a lungo il tessuto sociale ed economico locale.

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Durante l’inaugurazione, il preside della Scuola Media Pietro Coppo, Alberto Scheriani, ha sottolineato l’importanza di questa operazione di recupero storico, ricordando come la scuola sia sempre stata una realtà tecnico-professionale legata ai mestieri e al lavoro manuale e come sia fondamentale che gli studenti di oggi possano conoscere e riconoscere le proprie radici. “È molto importante vedere dove stanno le radici della nostra scuola ed è importante vedere che è stata sempre una scuola tecnico-professionale, una scuola che era mirata in qualche maniera sui mestieri e sui lavori manuali che i ragazzi facevano per poi diventare adulti e per mantenere la propria famiglia. Io credo che questa sia una cosa molto importante per noi, che rimarrà nei nostri archivi, ma soprattutto sarà importante anche per i nostri alunni vedere quella che è la nostra storia.”

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Anche il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Edvino Jerian, ha evidenziato il valore della ricerca. “Un lavoro eccezionale di ricerca storica che poche volte ho visto. Un lavoro fatto così bene e importante per due motivi, sostanzialmente. Prima di tutto perché va ad analizzare delle radici professionali e culturali che risalgono a molto prima di quelli che potevano essere elementi divisivi tra la Comunità italiana e quello che è il territorio successivo, per esempio, a tutta la Seconda guerra mondiale e tutto il resto. In secondo luogo, perché tratta un argomento che all'Università Popolare di Trieste sta particolarmente a cuore ed è la difesa e rilancio dei mestieri artigiani che rischiano di scomparire. Questo è un esempio tipico di un grandissimo lavoro che è durato per decenni, che si è sviluppato, cresciuto, che oggi rischia di andare perduto.”

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Fra i molti documenti esaminati in questi anni, Valentina Petaros indica come il più significativo la lettera manoscritta del parroco Giovanni Zamarin, in cui viene chiesta l’istituzione di un corso di merletto nella propria abitazione per preservare una tecnica ormai rara. “Ho fatto dai tre ai cinquemila documenti e i più interessanti sono esposti qui nella mostra, ma quello che proprio mi piace più di tutti è la lettera di Zamarin, questa lettera accorata in cui manda al ministero la richiesta dell'apertura del corso di merletti a casa sua, con questa insegnante, l'unica custode ancora di questo antico punto veneziano ad ago. È una lettera meravigliosa, infatti, ho chiesto al preside Scheriani, se possiamo acquistare i diritti di pubblicazione, così la metterò nel libro. Insomma, regalo a tutti quanti l'informazione così particolare e unica perché è scritta di prima mano e non ha prezzo.”

La pubblicazione del volume dedicato è prevista per gennaio 2026.

B.Z.