
“Mentre un milione di turisti si gode il mare e il sole lungo la costa croata, quella che sta attirando l’attenzione è un immagine diversa e più cupa del paese: il ritorno della simbologia ustascia e della retorica fascista, alimentate dalla crescente popolarità di Thompson”, scrive un ampio articolo su Bloomberg che vuole essere avvertimento all’Europa su un fenomeno inquietante e pericoloso. Anche a livello nazionale, il dibattito sulla preoccupante svolta a destra del paese, emerso ad inizio estate con gli annunci del megaconcerto zagabrese di Thomson, si è riacceso in queste ultime settimane ed è culminato dopo l’esibizione del controverso cantante il 4 agosto a Sinj.
Le testimonianze raccolte nella cittadina dell’entroterra dalmata alla vigilia della Giornata della vittoria e del ringraziamento patriottico raccontano di un’atmosfera impregnata di nazionalismo con migliaia di giovani in maglietta nera, braccia estese nel saluto fascista ad inneggiare lo slogan ustascia “Za dom spremni/Per la patria pronti”. Motto udito ultimamente al Parlamento, e negli ultimi giorni allo stadio di Spalato, per le vie di Zagabria, Knin ed in altre parti del paese. La relativizzazione del fenomeno è stata denunciata dall’ombudsman, Tena Šimonović Einwalter: “In uno stato di diritto si deve sapere cosa è illegale e cosa non lo è”, ha affermato sostenendo che l’opinione pubblica è confusa e ai cittadini non è più chiaro cosa sia lecito e cosa illecito. “Il pluriennale disinteresse di quanti dovrebbero risolvere il problema adottando normative chiare minaccia lo stato di diritto”, ha detto la tutrice dei diritti civici.
Intanto anche il Partito socialdemocratico ha annunciato una serie di iniziative volte a contrastare l’incitamento all’odio e alla violenza. “Tutta colpa del governo che consente ed incoraggia un ritorno al passato e permette che la voce di una minoranza conservatrice e retrograda si trasformi in voce della nazione intera”, dice l’SDP aggiungendo che la storia si insegna a scuola e non ai concerti dove si creano falsi miti e dove i simboli nazionali diventano giustificazione per l’estremismo e la violenza. Per i socialdemocratici, oggi l’HDZ è un partito di estrema destra, più pericoloso di quanto non lo fosse ai tempi di Tomislav Karamarko. Accuse naturalmente prontamente respinte dal premier, Andrej Plenković, e dall’HDZ. “Nel tentativo di dare un senso alla propria esistenza e di nasconderne l’inutilità, l’SDP sta diffondendo menzogne non esitando ad etichettare come ustascia, nazisti e revisionisti mezzo milione di persone accorse all’Ippodromo di Zagabria e a Sinj”, risponde l’HDZ.
Sull’argomento si è soffermato nei giorni scorsi pure l’analista Žarko Puhovski secondo il quale la Croazia non è riuscita a fare i conti con il suo recente passato e a riconoscere le proprie colpe, sia quelle del secondo dopoguerra sia quelle della guerra patriottica contrassegnata dall’esodo della popolazione serba dalla Krajina. Egli ricorda che in 30 anni non c’è stato alcun progresso, ma anzi la nuova ideologia è più retriva di quella del ’95 quando paradossalmente Thompson cantava la sua canzone più famosa senza citare il motto ustascia.
In questo contesto interessante un video fatto circolare in questi giorni e dove Franjo Tuđman, primo presidente croato, ritenuto il padre della Patria proprio a Sinj nel 1990, si distanziava dallo Stato indipendente croato di Ante Pavelić e ricordandone i crimini diceva: “Non vogliamo far rivivere nessun NDH, creata e scomparsa durante la Seconda Guerra Mondiale, bensì costruire uno stato libero e democratico”.