A trent'anni di distanza dal grande intervento conservativo concluso nel 1994 che riportò all'antico splendore i colori brillanti originali della Sistina, il Giudizio Universale, capolavoro di Michelangelo, è oggetto di una manutenzione straordinaria: un'operazione di pulitura, resa necessaria per la presenza, sulla superficie del celeberrimo affresco, di "una diffusa velatura biancastra" dovuta all'impatto del gran numero di visitatori della Cappella, che richiama tra le 10mila e le 20mila persone ogni giorno. I lavori, cominciati a inizio settimana con il montaggio delle impalcature, dureranno circa tre mesi, durante i quali la Sistina resterà comunque aperta, mentre i restauratori lavoreranno da dietro un telo - si legge in una nota dei Musei Vaticani - "riproducente ad alta definizione l'immagine dello stesso Giudizio".
L'intervento, affidato al Laboratorio di restauro dipinti e materiali lignei dei Vaticani, è sostenuto dal Capitolo della Florida dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, un'organizzazione non profit che si occupa della promozione, restauro e conservazione della straordinaria collezione d'arte posseduta dai Musei per mezzo di fondi donati da privati.
Il Giudizio Universale, grandiosa interpretazione pittorica dell'apocalittico "Dies Irae" sulla parete d'altare della Sistina, fu commissionato a Michelangelo nel 1533 da papa Clemente VII e completato sotto il suo successore Paolo III nel 1541. L'opera, come avrebbe scritto Giorgio Vasari, "riempì di stupore e meraviglia" tutta Roma ma insieme agli elogi suscitò da subito anche forti polemiche per la presenza dei tanti nudi di santi, angeli e dannati. Nel 1564, poco dopo la morte del Buonarroti, papa Pio IV ordinò di "vestire" le figure. Il compito fu affidato al pittore Daniele da Volterra, da allora soprannominato il "Braghettone". I restauri moderni hanno rimosso molte delle aggiunte, mantenendo solo alcune delle braghe cinquecentesche come testimonianza storica della censura.
