Messo in ombra, fra i posteri, dalla stella di Antonio Vivaldi, ma nella sua epoca in Europa persino più famoso di lui, tanto che nella prima enciclopedia sulla storia della musica, la "New History of Music" di Charles Burney, di fine Settecento, vengono dedicate ben sei pagine a Giuseppe Tartini rispetto al trafiletto di poche righe per Vivaldi. È questo solo uno dei tanti aspetti su cui si è soffermato a Trieste Mirko Schipilliti, musicista e medico veneto a cui si deve una recente, monumentale monografia tartiniana, edita da Zecchini con il sostegno del Comune di Pirano e della Comunità degli italiani e della CAN piranesi, "Giuseppe Tartini. Genio dell'arco": una biografia critica che colma una prolungata lacuna editoriale (se si eccettuano i più succinti lavori di Sergio Durante e di Duška Žitko), e restituisce un quadro organico su una delle personalità più complesse ed enigmatiche, ma ancora estremamente attuali, del suo tempo, violinista virtuoso, compositore, didatta e trattatista, la cui figura è sempre stata circondata da approssimazioni e da un alone di mito e di leggenda.
Il messaggio più importante che ci lascia Tartini, secondo Schipilliti, "è che la musica ha dei valori assoluti. Tartini la vede in relazione a quella che chiamava la scienza armonica, la musica quindi rappresenta un ordine universale. Questo principio assoluto va al di là delle prassi, delle mode e dei gusti, che hanno solo un significato circostanziale, mentre la musica ha un valore eterno. Un concetto, questo, ancora moderno".
In dialogo con l'autore, a Palazzo Gopcevich, un musicologo illustre: Ivano Cavallini. "Quello che emerge dal volume - ci dice il professore - è soprattutto il ripensare il rapporto di Tartini con un'Europa che aveva ormai accolto la sua didattica attraverso una miriade di allievi che erano andati a occupare i posti di maggiore importantanza nelle orchestre e in altri contesti".
Dopo questa biografia, e dopo le molteplici iniziative tartiniane messe in campo negli ultimi anni fra Pirano, Trieste, Padova e Venezia, cosa resta da fare oggi intorno a Tartini? "Ci sarebbe da ripensare - spiega ancora Cavallini - alle sue teorie, perché Tartini non ha mai separato l'attività di teorico da quella del compositore. Emergono dai suoi scritti e dalle sue lettere delle idee che lo collocano in un zona abbastanza vicina all'Illuminismo".
