Il centenario della morte, che ricorreva nel 2024, è stata l'occasione, a Trieste, per riscoprire Viktor Parma, padre triestino dell'opera lirica slovena e compositore di valore, ma misconosciuto nella città che gli diede i natali e poco noto anche in Slovenia. Punto d'arrivo dell'intero progetto, curato dal Circolo della stampa con il contributo di numerose istituzioni culturali sia italiane che slovene, è l'esecuzione sul palcoscenico del Verdi, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste, del suo capolavoro, l'opera "Zlatorog" (L'auricorno), mai prima d'ora rappresentata in Italia e ispirata a una celebre leggenda delle Alpi Giulie, quella appunto del camoscio dalle corna d'oro custode dei tesori del monte Tricorno, la vetta simbolo della Slovenia.

A 125 anni dal suo lontano debutto avvenuto a Lubiana nel 1921 l'opera, su libretto del viennese Richard Brauer, verrà proposta lunedì 9 febbraio in forma di concerto scenico con l'Orchestra dell'Accademia musicale di Lubiana, diretta da Iztok Kocen, affiancata da due gruppi corali - il Coro giovanile "Komel" di Gorizia e lo "Jacobus Gallus" di Trieste - e un cast di solisti, sottotitolata in italiano e in sloveno. Uno spettacolo a ingresso libero e un evento speciale per la città natale del compositore, "un mitteleuropeo - dice Luciano Santin, anima del progetto "La musa smarrita" - partecipe di più mondi, e come tale fuori contesto nel '900, secolo delle grandi contrapposizioni, e dello sbriciolamento della secolare e multinazionale area asburgica". Accadde così che, dissoltosi l'impero austro-ungarico, Viktor Parma si vedesse precluso per due anni l'accesso a Lubiana, in quanto triestino e dunque "straniero". Mentre Trieste, alla morte avvenuta nel 1924 a Maribor dove era stato chiamato a dirigere il Teatro dell'Opera, si limitò a dedicargli un trafiletto.

Viktor Parma in una foto pubblicata dal Museo Teatrale "Carlo Schmidl" di Trieste