Siniša Karan, appartenente al Partito Nazionalista e considerato fedelissimo di Milorad Dodik, è il nuovo Presidente della Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina. L'affluenza è stata pari al 49,5 per cento dei quasi 84.500 aventi diritto chiamati a rivotare, ben superiore a quella del novembre scorso quando votò il 35 per cento.

Siniša Karan (sinistra). Foto: EPA

Nella ripetizione parziale del voto delle elezioni presidenziali anticipate del 23 novembre scorso, Karan ha incrementato, anche se di poco, il suo precedente vantaggio di circa dieci mila voti sul candidato dell'opposizione, Branko Blanuša ottenuto in novembre, prima che il voto venisse annullato in 136 seggi di 17 collegi elettorali, tra cui il capoluogo Banja Luka e il distretto di Brčko. Il voto è stato monitorato da quasi cinque mila osservatori, nove dei quali nominati su richiesta dell'Ambasciata russa a Sarajevo. Karan dopo l'esito del voto ha pronunciato un discorso e ringraziato per i voti ricevuti, affermando che tutto ciò che verrà fatto lo sarà nell'interesse del progresso dei cittadini, con gratitudine verso coloro che hanno voluto dare una possibilità. L'ex Presidente Dodik, deposto lo scorso agosto, ha dichiarato che la differenza ottenuta da Karan è maggiore rispetto a novembre, che è stato sconfitto Christian Schmidt e i fattori internazionali che hanno seminato il caos, riferendosi all'inviato della comunità internazionale per la Bosnia, la cui autorità Dodik non riconosce. Per non averne rispettato le indicazioni Dodik è stato condannato a sei anni di interdizione dai pubblici uffici dal Tribunale di Sarajevo e quindi deposto dalla sua carica. L'ispirazione separatista del Partito Nazionalista rischia di continuare a spingere la Republika Srpska in rotta di collisione con la Federazione croato-musulmana e con l'autorità federale di Sarajevo.

Franco de Stefani