
In un contesto di inflazione in rallentamento ma di persistente incertezza globale, la Banca centrale europea sceglie la continuità. Secondo i dati macroeconomici più recenti, le condizioni giustificano il mantenimento dell’attuale orientamento. In particolare, il tasso sui depositi - parametro chiave della politica monetaria - resta al 2,00%. A gennaio, l’inflazione nell’area euro ha infatti continuato a rallentare: il tasso annuo è sceso all’1,7%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto a dicembre. Sul fronte della crescita, le prime stime indicano risultati superiori alle attese. Nel quarto trimestre dello scorso anno, il PIL dell’area euro e dell’Unione europea è aumentato dello 0,3% su base trimestrale e dell’1,3% su quella annua. Nell’intero 2025, la crescita si è attestata all’1,5%. Nel comunicato diffuso al termine della riunione di due giorni, il Consiglio direttivo ha ribadito che le nuove valutazioni confermano una convergenza sostenibile dell’inflazione verso il target del 2% nel medio periodo. L’economia, secondo la BCE, resta complessivamente resiliente in un contesto internazionale complesso, sostenuta da bassa disoccupazione, solide condizioni finanziarie del settore privato, dall’avvio graduale di maggiori investimenti pubblici in difesa e infrastrutture e dagli effetti espansivi dei precedenti tagli dei tassi. Fino a luglio dello scorso anno, la BCE aveva infatti ridotto i tassi sette volte consecutive; da allora la politica monetaria è rimasta stabile. Permangono tuttavia rischi al ribasso per le prospettive economiche, legati soprattutto all’incertezza sulle politiche commerciali delle grandi potenze e alle tensioni geopolitiche. In questo quadro, il Consiglio della BCE conferma l’approccio già delineato: le decisioni future sulla politica monetaria continueranno a essere dipendenti dai dati, valutati riunione per riunione, senza impegni predefiniti sulla traiettoria dei tassi
M.N.