Si apre oggi in Francia il processo d'appello a carico della leader della destra Marine Le Pen dopo la condanna in primo grado per appropriazione indebita di 4,6 milioni di euro. La condanna ha sancito l'ineggibilità per cinque anni con applicazione immediata che le impedirebbe di candidarsi alle presidenziali del prossimo anno e delle legislative del 2029. Il processo durerà cinque settimane. Dei 24 imputati condannati in primo grado solo una decina ha fatto ricorso.

La condanna prevedeva anche a quattro anni di carcere, due dei quali effettivi con braccialetto elettronico e al pagamento di una sanzione di cento mila euro per avere impiegato gli stanziamenti per assistenti degli europarlamentari del suo partito a dipendenti del suo partito. In quest'ultimo caso all'Europarlamento venivano assunte persone che lavoravano per il partito. La pesantezza della condanna, giunta in un momento in cui Le Pen e il suo partito volavano nei sondaggi, è stata motivata dall'importo elevato al centro del caso. Il suo braccio destro, Jordan Bardella, ha dichiarato che la democrazia prevede la libera scelta degli elettori, senza impedimenti e senza slealtà e che una condanna che le impedisca di presentarsi alle presidenziali sarebbe profondamente inquietante. Il processo, che difficilmente potrà concludersi con un ribaltamento della sentenza di colpevolezza, potrebbe far slittare l'entrata in vigore dell'ineggibilità, e in questo caso la condanna non potrebbe divenire effettiva prima della sentenza della Cassazione. In caso di ricorso verso la fine dell'anno vi sarebbero tecnicamente i tempi giusti per consentirle di candidarsi e alla magistratura francese di limitare le accuse di intromissione nella politica, con conseguente rischio di un aumento del flusso dei voti verso destra. Il Consiglio Costituzionale ufficializzerà le candidature accolte nel marzo dell'anno venturo. Le Pen, candidata all'Eliseo nelle ultime tre elezioni, ha messo le mani avanti e precisato da tempo di avere solo una lieve speranza di riuscire a partecipare.
Franco de Stefani