
La crisi dell'industria automobilistica europea sta spingendo molte aziende a diversificare la produzione verso il settore della difesa. Renault è tra le prime a firmare un accordo con la Direzione Generale degli Armamenti (DGA) per produrre droni d'attacco a lungo raggio nel progetto "Chorus", in collaborazione con Turgis Gaillard. L'azienda produrrà fino a 600 droni al mese grazie a un contratto decennale da un miliardo di euro, fornendo all'esercito francese capacità di attacco e sorveglianza rapide ed economiche, riducendo la dipendenza dai droni americani, MQ-9 Reaper. Il progetto si inserisce in un contesto di crescita delle spese militari nazionali, che potrebbero superare gli 800 miliardi di euro entro il 2030. Il drone Chorus sarà prodotto in due stabilimenti francesi, a Le Mans e Cleon. Si tratta di velivoli di una certa stazza, circa dieci metri di lunghezza e otto di larghezza. La produzione è già stata avviata nella primavera del 2025 e le consegne dei primi droni sono previste per l'estate del 2026. La catena di montaggio, che impiega 100-200 persone, è stata allestita a Le Mans, ex sede della produzione di telai automobilistici. Il progetto è stato avviato nel 2025, in seguito all'invito della DGA a Renault a unirsi al "Drone Pact". Turgis Gaillard ha progettato la prima versione del drone, mentre Renault ha semplificato il design per rendere la produzione più economica e veloce, utilizzando tecniche automobilistiche. Renault ha deciso di diversificare la produzione verso il settore militare per affrontare la crisi dell'industria automobilistica, un'azione sollecitata anche dal governo francese, vista la crescente domanda di mezzi per la difesa. Tuttavia, la produzione militare non sostituirà l'attività principale dell'azienda, ma rappresenta una strategia di sopravvivenza in un contesto di crisi che ha portato alla chiusura di stabilimenti, come quelli di Volkswagen in Germania. La crisi del settore è stata esacerbata dal conflitto con la Russia e dalla carenza di gas, in particolare in Germania, mentre difficoltà come i costi energetici elevati e la scarsità di materie prime potrebbero influire anche sulla produzione militare, su cui Bruxelles ha deciso di investire. Altre aziende europee, come Rheinmetall e Volkswagen, stanno riconvertendo impianti automobilistici per produrre munizioni e componenti per veicoli blindati. In Italia, il Ministro dell'Industria, Adolfo Urso, ha suggerito di convertire le fabbriche automobilistiche in impianti per la produzione bellica per salvaguardare i posti di lavoro. Tuttavia, questo riarmo potrebbe peggiorare i problemi che hanno portato alla crisi, come la dipendenza dall'estero e i costi elevati. Il declino dell'industria automobilistica europea sembra destinato a proseguire, a causa della carenza di materie prime e dell'aumento dei costi energetici.
Corrado Cimador