
I fondi per l’Ovovia rimangono un boccone molto amaro per la maggioranza in Consiglio comunale di Trieste: l’aula ha affrontato nel primo pomeriggio la maratona sul bilancio che dovrebbe concludersi domani sera, ma al centro della giornata c’erano le due delibere sulla variazione necessaria per trovare i fondi per tenere in vita il progetto dell’Ovovia, la funicolare Trieste-Opicina colpita dalle sentenze del Tar.
I testi però, oltre a innescare un’aspra discussione fra i banchi dell’opposizione, che ritiene da sempre la funicolare un’opera inutile e dannosa, avevano provocato divisioni anche nella maggioranza di centrodestra, che non sono state risolte, nemmeno dopo giorni di trattative. Forza Italia in particolare non ha fatto mistero di ritenere alcuni passaggi rischiosi, perché legano il finanziamento a un esito positivo di eventuali ricorsi contro le sentenze del Tar (che peraltro al momento né il Comune né la Regione hanno presentato): un rischio sia dal punto di vista contabile, sia perché esporrebbe il Comune a eventuali ricorsi.

Le modifiche richieste dai forzisti (che non avevano firmato i testi, ma qualche mal di pancia ci sarebbe anche all’interno della Lega, e nemmeno l'assessore Giorgio Rossi ha sostenuto il provvedimento) già la scorsa settimana, quando la discussione sulla delibera era stata rinviata, non sono arrivate nonostante alcuni confronti. Il Partito azzurro era determinato, per non far saltare il banco, a rimanere in aula con parte del gruppo per assicurare il numero legale, ma senza dare alcun voto al testo, che alla fine è passato (senza i voti dell'opposizione che è uscita dall'aula "per non contribuire in nessun modo a questa decisione"). "Siamo fedeli al nostro Sindaco - ha detto il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco - e abbiamo votato e appoggiato il programma, che prevede la realizzazione della Cabinovia, ma il quadro è cambiato dopo le sentenze del Tar che al momento non consentono di andare avanti con la variante del piano regolatore. Ci sono dei passaggi nella delibera che potevano essere evitati: siamo qui per garantire il numero legale, ma ci si deve consentire di fare le nostre valutazioni". "Questa delibera non ci convince, poteva essere modificata ma non è stato possibile", ha aggiunto Polacco, parlando di un “passaggio difficile della sua carriera politica”, e annunciando la non partecipazione al voto. Stessa decisione per un altro componete di Forza Italia, l'assessore Babuder, mentre Angela Brandi e Lorenzo Giorgi hanno votato contro, solo per garantire il numero legale e non far andare sotto la maggioranza. Un voto che ha confermato la volontà di sostenere comunque il progetto, perlomeno per ora, ma anche tutte le riserve sul progetto, che si allargano anche nella maggioranza.

Dall’altra parte il centrosinistra (che è anche riuscito a far mancare il numero legale dopo una richiesta di verifica facendo arrabbiare anche lo stesso sindaco Roberrio Dipiazza), al netto delle contrarietà e delle polemiche procedurali, porta a casa una frattura nel centrodestra resa evidente su uno dei punti cardine del programma della Giunta. L’opposizione non ha però perso l’occasione per manifestare tutta la sua contrarietà alla delibera e all’opera: Francesco Russo del PD aveva anche chiesto la sospensiva sulla delibera, sottolineando come ormai sia evidente che “l’Ovovia non si farà” e come sia giunto il momento di “dire basta e di fermarvi qui”, rinunciando al progetto.

“Questa – ha però dichiarato l’assessore al Bilancio Everest Bertoli – nonostante sia una delle delibere più commentate da quando siedo in Consiglio comunale, è solo una variazione di bilancio che prende atto di un cambiamento delle condizioni”.
“Un intervento che non ha convinto il centrosinistra che ha sottolineato a più riprese come i 30 milioni di euro necessari per l’Ovovia vengano ricavati, oltre che dalle alienazioni, da tagli su manutenzioni di strade, infrastrutture, parcheggi e istituzioni culturali, come hanno ricordato fra gli altri Alessandra Ricchetti dei 5 Stelle, Rosanna Pucci e Laura Famulari del Pd, invitando la maggioranza a rinunciare al progetto. “Questo – ha detto Riccardo Laterza di Adesso Trieste – è un momento cruciale: si capirà chi vuole continuare con un’opera bloccata dai tribunali e dalla soprintendenza, senza utilizzare l’articolo del capitolato che consente al Comune di ritirarsi”. “Sono cinque anni – ha aggiunto Stefano Ukmar del Pd – che parlate a vuoto di questo progetto, ma non siete riusciti a fare nulla: quello che ci prospettate è un disastro politico, amministrativo e finanziario”.
“Abbiamo cambiato una città – ha replicato Dipiazza, rivolgendosi solo al centrodestra in un tanto appassionato quanto contestato intervento – tutti ci fanno complimenti e l’opposizione non ha argomenti: sentire le stupidaggini che hanno detto è offensivo. La mia gestione della città in questi 25 anni è il mio orgoglio” . Un intervento che ha avuto anche una coda polemica con la consigliera Richetti: "Non mi sono mai fatto comandare da una donna e non lo farai tu!" ha detto il primo cittadino; "non le consento - ha replicato Richetti - di usare delle espressioni sessiste né contro di me né contro alcun altro componente del Consiglio! Mi risponda nel merito e non sul fatto che la turba che sia una donna che le parla".
In apertura dei lavori il Consiglio comunale ha anche celebrato alcune commemorazioni. Nella prima il sindaco Roberto Dipiazza ha ricordato il libraio ed editore Sergio Zorzon, che il sindaco ha definito “il libraio di Trieste”, parte della storia cittadina, che “ha dato impulso alla cultura della città”, ricevendo anche il sigillo trecentesco della città.
Laura Famulari del PD e Alberto Pasino di Punto Franco hanno poi ricordato le 15 vittime della strage di Sydney, un caso, ha detto Famulari, che rientra nelle manifestazioni di antisemitismo che si stanno moltiplicando nel mondo, in un clima in cui molte persone cominciano ad avere paura di dimostrare la propria identità. Pasino ha ricordato come un attacco all’identità religiosa sia un attacco ai diritti fondamentali dell’umanità. “Ogni volta che innocenti vengono uccisi per la loro fede – ha detto - viene uccisa l’umanità; l’odio religioso è un male assoluto, al di là di ogni colore politico e non ha giustificazioni. Colpire una manifestazione religiosa significa colpire la base della convivenza democratica”. Un fatto, ha aggiunto, che Trieste avverte ancora di più, ha detto, perché si sente vicina alla comunità ebraica alla luce della sua storia (a Trieste furono annunciate le leggi razziali, uno dei momenti più bui della storia del Paese e dell’Europa), e del debito perpetuo nei suoi confronti.
Salvatore Porro, di Fratelli d’Italia, ha ricordato la strage di fedeli cristiani avvenuta in Nigeria nel novembre scorso, nella scuola cattolica di Sr. Maey’s: 230 studenti e 12 insegnanti sono stati rapiti mentre dormivano da un gruppo di uomini armati. “Interi villaggi sono stati dati alle fiamme, il tutto – ha aggiunto – nel silenzio della comunità internazionale”. Porro, ricordando il messaggio del Papa lo scorso giugno sulla strage di Yelwata, in cui morirono 200 sfollati di fede cristiana, ha sottolineato come negli ultimi anni in Nigeria siano stati assassinati oltre 5600 cristiani, 2100 chiese siano state colpite o date alle fiamme e 124 mila persone costrette ad abbandonare le loro case.
Štefan Čok e Stefano Ukmar hanno ricordato cinque antifascisti sloveni fucilati nel poligono di Opicina, sottolineando come la loro memoria debba servire a costruire un futuro di dialogo. Čok ha invitato tutti “a lavorare perché in questo piccolo fazzoletto d’Europa prevalgano la pace e l’amicizia. Non per ragioni di schieramento politico; non per ragioni di opportunità diplomatica; ma per senso dell’onore, del rispetto e dell’empatia; concetti che non possono che essere, devono essere trasversali”. Nella commemorazione è stata ricordata anche Giovanna Stanka Hrovatin, antifascista e combattente e poi testimone culturale della memoria storica della comunità slovena di Trieste, recentemente scomparsa.
Riccardo Laterza ha poi ricordato Hichem Billal Magoura, il giovane tunisino trovato senza vita all’interno di uno dei capannoni attualmente abbandonati del Porto Vecchio. “Dobbiamo chiederci – ha detto Laterza – se stiamo facendo abbastanza per chi non ha una casa e vive nel nostro Paese”.
Alessandro Martegani