Foto: studio Vuesse&c

Il confine, inteso non come limite, ma come una soglia fragile, che può generare tensioni ma anche nuove opportunità, è il concetto centrale della mostra-installazione “Stato di Confine”, presentata in settimana a Gorizia.
Si tratta della tappa conclusiva del progetto artistico partecipativo “In ascolto. Tracce lungo il margine”, promosso dall’associazione goriziana QuiAltrove ETS e sviluppato da Matteo Attruia, artista nato in Friuli Venezia Giulia ma attivo a livello internazionale.
La mostra, allestita nello spazio di arte contemporanea The Circle, a Gorizia, è stata inaugurata oggi, e resterà visitabile fino al prossimo 22 marzo.

Matteo Attruia (Foto: studio Vuesse&c)

Il percorso, promosso dall’associazione culturale goriziana QuiAltrove ETS, realtà impegnata nella promozione dell’arte contemporanea, nasce, non a caso, nel contesto transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, e punta a indagare il concetto di confine non solo come linea geografica, ma come condizione storica, sociale e simbolica, radicata nella vita delle persone.
Il progetto si è articolato in tre fasi: una dedicata all’ascolto attraverso workshop e incontri nei diversi Comuni partner; una seconda di rielaborazione artistica del materiale raccolto da parte di Matteo Attruia; una terza culminata nella mostra-installazione “Stato di Confine”, un ambiente immersivo e attraversabile, con segni, parole, immagini e frammenti sonori che restituiscono il percorso partecipativo e invitano il pubblico a entrare in relazione con esso. “Il confine – dice Attruia - per me non è un limite: io lo vivo più come luogo aperto, di dialogo. Una possibilità, dove l’altro e l’io convivono”.

Foto: studio Vuesse&c

Per la vicesindaca del Comune di Gorizia, Chiara Gatta, che ha contribuito alla realizzazione del progetto anche attraverso il coinvolgimento del Punto Giovani, “la mostra propone una chiave di lettura profondamente personale del concetto di confine, inteso in particolare come “limite” e come soglia della dimensione individuale, assumendo al tempo stesso un valore fortemente universale. Il confine – che in questi anni è stato al centro delle riflessioni e delle attività sviluppate nell’ambito della Capitale Europea della Cultura – acquista qui nuove sfumature: molte persone hanno potuto confrontarsi con il senso del proprio confine interiore all’interno di un progetto che, attraverso la pluralità delle esperienze individuali, ha saputo costruire una visione armonica e condivisa”.

Alessandro Martegani