Foto: Martegani

Si chiama ASAP, acronimo di Adriatic Sensitive Areas Protection, ma la coincidenza con l’acronimo inglese di “As soon as possible”, (prima possibile), non è casuale.
Il progetto, portato avanti principalmente dall’Università di Lubiana, dall’Istituto di oceanografia e geofisica sperimentale (OGS) di Trieste e dall’Iniziativa Centro Europea, punta a tracciare un quadro esatto della vulnerabilità delle coste in caso di sversamenti di idrocarburi nell’Adriatico e a mettere a punto strategie di protezione e d’intervento.
ASAP è stato illustrato nel corso di un incontro nella sede del Segretariato dell’Ince di Trieste, e i risultati non lasciano spazio a interpretazioni: i disastri legati agli sversamenti di idrocarburi, dovuti a naufragi di petroliere o a incidenti in fase di carico, sono un rischio concreto e, per quante precauzioni si possano mettere in atto – le normative esistono e sono fatte rispettare nell’Adriatico – i rischi non sono completamente eliminabili.
“Noi – spiega Vinko Bandelj, responsabile del progetto all’interno dell’OGS di Trieste – non stiamo prevedendo che succeda qualcosa, non lo vogliamo e ovviamente c’è tutta una prevenzione, di cui non ci siamo occupati in questi progetti, che nel mare Adriatico è molto efficace ed efficiente, però il rischio esiste. Ci sono imbarcazioni che solcano i nostri mari e trasportano grosse quantità di petrolio o di prodotti petroliferi, e bisogna essere preparati”. “Se succede qualcosa, la tempestività dell’intervento è uno dei fattori fondamentali, insieme alla professionalità e alle conoscenze necessarie per affrontare un evento di questo tipo. In un mare condiviso, stretto e lungo come l’Adriatico, in cui quasi ci vediamo da una costa all’altra, è fondamentale avere procedure standard, in modo che, se succede qualcosa, si possa intervenire velocemente anche con una cooperazione di tipo transfrontaliero”.

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L’OGS ha studiato in particolare la vulnerabilità delle coste adriatiche, che risultano tutte mediamente o altamente vulnerabili a un incidente che comporti uno sversamento di idrocarburi in mare, sia per la configurazione delle coste sia per i danni che un evento simile arrecherebbe all’ambiente marino e alle attività legate al mare. In particolare sono stati individuati oltre 80 punti critici, e ben 12 si trovano all’interno del Golfo di Trieste. “Il Golfo di Trieste – spiega Bandelj – e in generale il Nord Adriatico sono sicuramente l’area più a rischio, perché la densità di traffico è molto elevata. Tutti i porti più importanti si trovano nel Nord Adriatico: Trieste, Capodistria, Ravenna, Venezia e Fiume. Molti di questi, e in particolare il terminal petrolifero di Trieste, movimentano grosse quantità di petrolio e prodotti petroliferi. Si tratta inoltre di un’area a bassi fondali e ad elevata densità di traffico di petroliere, navi da crociera e portacontainer: è la zona dell’Adriatico a più alto rischio”.
Oltre allo studio della vulnerabilità, all’interno di ASAP è stata valutata anche la pericolosità del traffico marittimo ed è stato sviluppato un modello che, grazie allo studio della dispersione e delle correnti, spiega come si muoverebbe un eventuale sversamento ed è in grado d'indicare come si diffonderebbero greggio o carburante nei cinque giorni successivi. Sono in fase di elaborazione anche modelli di intervento che dovranno necessariamente passare attraverso un accordo che coinvolga tutti i Paesi che si affacciano sull’Adriatico.
“Puntiamo – ha detto Peter Vidmar, preside della Facoltà di Studi Marittimi dell’Università di Lubiana – a costruire modelli che possano essere trasferiti anche in altre aree. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza delle aree marine dell’Adriatico con un sistema comune per tutti i Paesi rivieraschi. Per fare questo abbiamo coinvolto esperti, scienziati e autorità pubbliche, rappresentanti del settore marittimo, ONG e comunità locali: un approccio inclusivo che permette di integrare le esigenze locali con la protezione delle aree vulnerabili”.
Il progetto, che si sta aprendo anche a scenari che vanno oltre lo sversamento di idrocarburi, si occupa inoltre dello sviluppo di procedure operative standard, seguite in particolare dalla Croazia. L’Iniziativa Centro Europea ha invece messo in campo l’esperienza diplomatica per arrivare alla firma di un memorandum per l’acquisizione di procedure comuni ed eventualmente alla costituzione di una piattaforma di coordinamento indipendente, ritenuta necessaria per aggiornare costantemente le mappe di rischio e le procedure.
Progetti concreti come ASAP – ha detto il Segretario Generale dell’Ince Franco Dal Mas - traducono le nostre priorità in azioni tangibili, rafforzando la resilienza e riducendo gli impatti dell’inquinamento attraverso un meccanismo transnazionale che coinvolge sei Paesi membri: Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro, Paesi candidati all’UE, insieme a Croazia, Italia e Slovenia. I dati presentati oggi non si limitano a fotografare la situazione, ma orientano decisioni, investimenti e politiche pubbliche, migliorando coordinamento e capacità di risposta per la tutela del mare, delle coste e delle comunità, nella consapevolezza che nessun Paese può agire da solo in un contesto senza confini. Dal 1989 la nostra organizzazione opera con coerenza come piattaforma di dialogo e cooperazione tra Paesi UE e non UE, trasformando le differenze in una risorsa e affrontando le sfide comuni con soluzioni condivise”.

Alessandro Martegani