
Reati societari, tributari e riciclaggio: sono le ipotesi di reato alla base delle perquisizioni ordinate dalla Procura della Repubblica di Trieste e messe in atto dalla Guardia di Finanza nei confronti di 15 persine legate alla gestione della Triestina Calcio.
Gli agenti si sono presentati questa mattina presso le abitazioni e negli uffici degli indagati, a Trieste, Venezia e Roma, e anche nella sede dell’Unione Sportiva Triestina Calcio, sequestrando documentazione e sigillando i computer. Nel corso dell’operazione è stata anche verificata la regolarità dei pagamenti degli stipendi dei dipendenti.
Gli indagati sono italiani, ma anche di nazionalità americana e canadese, e farebbero parte dei consigli di amministrazione delle società che hanno gestito la squadra in passato.
Secondo le indagini vi sarebbero possibili “condotte di riciclaggio per un importo di milioni di euro” e sono in corso accertamenti su presunte “condotte di false comunicazioni sociali attinenti a fittizie esposizioni nello stato patrimoniale di apporti in conto capitale in luogo di effettivi finanziamenti, nonché l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per circa 900 mila euro”. I fondi sarebbero stati fatti affluire nelle casse della società fra il 2022 e il 2025, tramite società di diritto italiano ed estero.
Al centro dell’attenzione della Procura e delle Fiamme Gialle ci sarebbe anche un movimento anomalo per un ammontare di circa 40 milioni di euro, proveniente da una società romana che avrebbe girato a Trieste dei finanziamenti ottenuti da un istituto di credito commissariato dalla Banca d’Italia.
Proprio per questa vicenda la procura aveva ordinato lo scorso dicembre delle perquisizioni degli amministratori dell’epoca della società, indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche.
Alessandro Martegani