Foto: Questura

L'ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà sottolinea che "tra le persone presenti al momento dello sgombero, quelle effettivamente trasferite sono state circa un centinaio. I criteri di selezione adottati sono apparsi del tutto opachi, non tenendo conto né della cronologia di formalizzazione della domanda di asilo né delle condizioni di vulnerabilità".

L'associazione dedita all'accoglienza spiega come "ancora una volta, l'obiettivo prioritario dell'operazione si è dimostrato essere la sigillatura dei magazzini del Porto Vecchio - nel caso odierno l'edificio numero 4 - piuttosto che l'accoglienza e la presa in carico delle persone".

"Questo nuovo sgombero - prosegue ICS - avviene nonostante, nelle settimane successive a quello di dicembre, siano proseguiti regolarmente i trasferimenti verso altre strutture di accoglienza. Risulta allora difficile comprendere la necessità di operazioni straordinarie, costose e mediaticamente spettacolari come questa, che si rivelano peraltro sistematicamente insufficienti: una programmazione più solida e trasparente dei trasferimenti settimanali eviterebbe sia l'abbandono in strada sia la ripetizione di questi 'spettacoli', con un evidente risparmio di risorse pubbliche. Una gestione di questo tipo appare inoltre irrispettosa anche nei confronti della cittadinanza, che assiste all'impiego inefficiente di ingenti risorse pubbliche senza che vengano prodotte soluzioni durature e razionali".

"Nel comunicato diffuso dalla Questura - evidenzia ancora ICS - si afferma che l'operazione è finalizzata a «ripristinare condizioni di sicurezza e igiene», anche in considerazione delle temperature rigide del periodo invernale. Una motivazione che appare paradossale, se si considera che il trasferimento ha visto escludere oltre un centinaio di persone, che continueranno a essere abbandonate senza alcuna protezione nel pieno dell'inverno. Una sorte analoga a quella di chi arriverà a Trieste da domani!".

Il Consorzio Italiano di Solidarietà conclude affermando che "quanto sta accadendo nel Porto Vecchio non può più essere raccontato come una sequenza di emergenze impreviste. Siamo di fronte a una gestione strutturalmente inadeguata, che non garantisce dignità e rispetto dei diritti umani fondamentali".

Davide Fifaco