
È ancora tutta da spiegare la dinamica che ha portato alla morte di Italo Carpi, l’operaio di 54 anni della distilleria, morto martedì mattina all’interno di un serbatoio di alcol etilico.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe caduto nel serbatoio: nonostante i tentativi dei colleghi di trarlo in salvo, sarebbe stato recuperato solo dai Vigili del Fuoco, quando ormai era già senza vita.
Chi lo conosceva lo descrive come un grande lavoratore e una persona generosa; era residente da dieci anni a Tavagnacco, ma aveva vissuto per lungo tempo a Fagagna.
Carpi lavorava da 33 anni nell’azienda, oggi parte del Gruppo Caffo, nello stesso stabilimento in cui, circa quarant’anni fa, morì, nello stesso modo, il proprietario dell’azienda. Fra le prime ipotesi della tragedia c’è la possibilità che il 54enne possa essere caduto nel serbatoio a seguito di un malore, forse a causa di esalazioni, o per un errore.
Il sito è stato messo sotto sequestro e gli inquirenti sembrano non escludere che la tragedia possa anche non essere stata il risultato di un incidente: la Procura ha già disposto l’autopsia per fare chiarezza sulla dinamica.
La stessa Caffo, proprietaria dello stabilimento, in una nota, esprime cordoglio alla famiglia di Carpi e ha sottolineato come la morte “dai primi riscontri non sembra, al momento, attribuibile a un incidente”, aggiungendo che “l’azienda è a disposizione delle autorità competenti e resta in attesa degli esiti e dei primi riscontri delle verifiche in corso, al fine di chiarire con precisione la dinamica di quanto accaduto”.
Alessandro Martegani