
L’Ovovia, dopo la maratona che nel corso dell’estate aveva occupato ore e ore del Consiglio comunale di Trieste, è rientrata nell’aula ieri sera, chiamata a confermare le variazioni di bilancio necessarie, per la giunta di centrodestra, a sostenere il progetto dopo la perdita dei fondi del PNRR, la posticipazione dei finanziamenti del Ministero dei Trasporti e le sentenze del Tar che hanno bloccato la procedura.
Nelle pieghe del bilancio, e tagliando altre voci, la Giunta aveva trovato 30 milioni per avviare il progetto, che al momento però non ha le autorizzazioni ambientali e rimane in sospeso in attesa di un possibile ricorso di Regione e Comune.
Tutto questo però non è stato discusso nel corso della seduta: le delibere sulla cabinovia sono infatti state rinviate in extremis dalla maggioranza, ufficialmente – come ha spiegato il sindaco Dipiazza, da pochi giorni unico responsabile del progetto – per definire meglio la manovra, ma sullo sfondo ci sono anche perplessità giuridiche sui testi, oltree a una divisione interna alla maggioranza, con Forza Italia che non sembra più disposta a sostenere il progetto ad ogni costo, ma soprattutto chiede modifiche alle delibere, per non esporre il Comune finanziariamente, prima di votarle.
La decisione è stata prontamente sottolineata dal centrosinistra, che ha evidenziato le difficoltà del centrodestra, che ha comunque deciso di rinviare tutto, nonostante già la prossima settimana sia in programma la discussione del bilancio. “Discuteremo di questo tema – ha assicurato Roberto Dipiazza in aula – e tutti avranno la possibilità di esprimere le proprie opinioni”. Tutto è dunque rinviato alla discussione sul bilancio.
"La maggioranza - ha però commentato Giovanni Barbo del Pd - è ormai alla frutta: rinvia la variazione sulla cabinovia senza avere un piano B, rivelando le spaccature insanabili che ci sono sul tema, e si appresta all'ennesimo pasticcio, avviando l'approvazione del bilancio 2026-2028 (emendamenti) prima di chiudere il bilancio 2025-2027: altro materiale per i ricorsi, e la certezza definitiva di essere amministrati da una giunta incapace, che se ha ancora un briciolo di senso di responsabilità dovrebbe andare a casa prima di fare altri danni alla città."
L’aula si era accesa precedentemente anche su un’interrogazione presentata da Riccardo Laterza di Adesso Trieste, che ha segnalato come nella Casa del Combattente, immobile di proprietà del Comune, ma concesso in uso ad alcune associazioni, lo scorso settembre si fosse tenuto un incontro con la presenza di alcuni ex membri di “Avanguardia Nazionale”, organizzazione neofascista eversiva sciolta d’autorità negli anni ’70. Laterza ha chiesto alla Giunta se ritenesse opportuno ospitare simili iniziative, che vedono la presenza di ex componenti di organizzazioni neofasciste e con contenuti che esaltano quelle esperienze, e se non si ritenesse opportuno regolamentare meglio il tema per evitare simili episodi in futuro.
A Laterza ha replicato l’assessore alla Cultura, Giorgi Rossi, che si è invece rifatto alla libertà di parola e ai valori della democrazia. La Casa del Combattente, ha detto, è uno spazio non gestito direttamente dal Comune, è adiacente al Museo del Risorgimento ma non ne fa parte, e il Comune non è al corrente né responsabile di quello che fanno le associazioni: “Non vado a guardare quello che ognuno fa in casa propria, anche se in affitto. Questa è la democrazia, bisogna dare la parola a tutti; se si fanno polemiche su tutto non si va da nessuna parte. Vi invito a capire – ha aggiunto – che l’assessore alla Cultura non è né il Minculpop né il ministro della cultura dell’Unione Sovietica. Non si può decidere chi può e chi non può parlare: così non andiamo da nessuna parte. Vi invito a uscire da queste logiche”.
Parole che non hanno convinto Laterza. “Io – ha replicato – ritengo sia grave che uno spazio pubblico non sia controllato e non venga censurato il fatto che venga utilizzato da organizzazioni antidemocratiche e neofasciste”.
Il consigliere di Fratelli d’Italia Salvatore Porro ha poi interrogato De Gavardo sul caso dei due sconosciuti che si sono fatti delle foto nel presepe di piazza Unità. Indagini sono in corso, ha detto De Gavardo, assicurando che l’area è presidiata da agenti a piedi e sarà intensificata la sorveglianza nelle aree dei mercatini.
La seduta ha poi affrontato gli ordini del giorno sul nuovo regolamento del commercio che, fra le altre cose, comporterebbe – anche se solo entro il 2030 – l’abbattimento e la ricostruzione dei chioschi presenti sul territorio comunale, per avere delle strutture tutte uguali o almeno esteticamente coerenti. Una linea che è stata criticata dal centrosinistra, che ha ricordato come molti commercianti abbiano investito fondi ed energie per realizzare le strutture, anche di recente, e ora si vedano costretti a rifare tutto a proprie spese. Nonostante molte riserve anche all’interno della maggioranza (che aveva fatto spostare la scadenza avanti nel tempo), gli ordini del giorno sono stati respinti o fatti propri dalla Giunta.
Alessandro Martegani