
Come riporta il giornale online ‘Il Goriziano’, negli ultimi giorni, a Monfalcone, nei pressi della scalinata del porticciolo della città sono spuntati una serie di cartelli che vietano di sedersi sulle gradinate “nel punto più a nord del Mediterraneo”.
Il motivo non è stato specificato ed annunciato formalmente; dal Comune si parla di "questioni di sicurezza" come per i cancelli e le telecamere, in questo caso annunciati, nel parco pubblico. Un caso ripreso anche dalla stampa nazionale e riportato sulle proprie pagine web anche da ‘La Repubblica’.
Sulle pagine social locali, invece, tra battute e fotomontaggi arrivano anche perplessità ed amarezza. C'è chi chiede per cosa siano stati costruiti, allora, i gradini, e chi provocatoriamente fa notare che era meglio realizzare una spiaggia.
Da altri ed anche dall'opposizione arriva invece l'attacco al centrodestra che governa il comune, e che da anni, a partire dall'amministrazione della sindaca leghista Anna Maria Cisint, ha costruito le proprie fortune elettorali scagliandosi contro la presenza degli stranieri, per la maggior parte bengalesi, impiegati alla Fincantieri come forza lavoro ed accusati di portare avanti una presunta "invasione islamica". Polemiche che non sono terminate con l'approdo all'europarlamento di Cisint, ma che vengono portate avanti anche dal nuovo sindaco Luca Fasan.
Intanto Alessandro Saullo e Cristiana Morsolin, consiglieri dell'opposizione, hanno depositato un'interrogazione a risposta scritta per capire «sulla base di quale norma e di quale idea di città l'amministrazione intenda desertificare uno spazio pubblico attraversato e frequentato, la cui funzione "panoramica" si integra pienamente con l'uso dei gradoni come punto di sosta, senza che questo arrechi disagio a chi percorre la gradinata in salita o discesa».
Il Partito Democratico di Monfalcone ha invece parlato di una “trovata” per «fare dispetti agli immigrati, perché sappiamo tutti che sono prevalentemente le famiglie di immigrati che si siedono su quei gradini nelle sere d'estate», un’ipotesi ripresa ed amplificata da una lettera del Circolo Libertario Caffè Esperanto, che vede addirittura nel gesto una «istigazione alla violenza». «Questo ennesimo divieto ha evidentemente come finalità quella di provocare ulteriormente una comunità pacifica - scrive il Circolo - sperando in una reazione violenta della stessa al fine di avere poi una giustificazione per tutte le bugie che queste amministrazioni ci hanno raccontato».
Intanto il sindaco Fasan ha spiegato che "si tratta di un cartello temporaneo, che si è deciso di installare esclusivamente perché ultimamente molte persone, sedendosi, hanno lasciato immondizie sulle gradinate. Con l'apertura del bar e del dehors entro Pasqua, il Porticciolo e le sue attività entreranno a pieno regime e il divieto verrà tolto" rivela Fasan.
Davide Fifaco