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Stando ai dati più recenti la concentrazione media di microplastiche nell'Adriatico è di circa 250.000 particelle per km² mentre secondo le misurazioni effettuate nell'area marina di Rovigno, il numero può arrivare talvolta fino a 600.000. Lo afferma Victor Stinga Perusco, ricercatore presso il Centro di Ricerche marine “Ruđer Bošković" di Rovigno. «Già trovare anche solo un frammento è un segnale negativo" spiega " ciò significa che la microplastica è presente, e l'ideale sarebbe non trovarne nemmeno uno. Finora tutti i campioni che ho analizzato contenevano microplastiche. Non esiste, ad oggi, un solo campione marino da me esaminato che ne fosse privo. E il numero continua ad aumentare, aggiunge, perché l'immissione di nuova plastica nell'ambiente non si ferma: finché si produrrà plastica, possiamo essere certi che prima o poi finirà in mare». Una grande quantità di fibre invisibili a occhio nudo proviene anche dalle abitazioni. A ogni lavaggio in lavatrice, sottolineano gli scienziati, se ne aggiungono nuove. Le particelle entrano negli organismi dei pesci e quindi anche nel nostro organismo attraverso l'alimentazione. È ormai assodato che nel mare delle località balneari la concentrazione delle particelle è maggiore in seguito alla presenza di plastiche e microplastiche sulle spiagge abbandonate dai bagnanti. A ciò si aggiungono le acque di scarico non trattate e i detriti provenienti dalle imbarcazioni e residui portati dai fiumi.

Valmer Cusma