Foto: Reuters

È stata prevedibile, e negativa, la risposta di tutti i mercati mondiali agli attacchi sull’Iran nella giornata di apertura della settimana finanziaria.
Come da attese, la decisione di Stati Uniti e Israele di attaccare, e la reazione di Teheran, hanno provocato un immediato contraccolpo su tutte le borse globali, a partire da quelle asiatiche, le prime ad aprire, seguite a ruota da quelle del vecchio continente. Tutti i listini girano in rosso di uno o due punti, con gli operatori spaventati dall’incertezza sulla durata della guerra, che potrebbe provocare gravi contraccolpi sia sui trasporti e sul rifornimento di materie prime, sia sul prezzo del petrolio, con ricadute immediate sui prezzi dell’energia e quindi su tutta la filiera produttiva.
Circa il 20 per cento dell’offerta petrolifera globale transita attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente chiuso dall’Iran. Le quotazioni del Brent hanno avuto un’impennata di poco inferiore al 10 per cento in apertura dei mercati, ed è previsto che sfiorino il tetto degli 80 dollari al barile. Proprio oggi l’Opec ha annunciato un aumento della produzione di 206 mila barili al giorno ad aprile. Previsto un aumento anche dei prezzi del gas naturale.
In questo quadro i mercati hanno registrato perdite anche superiori ai due punti nella prima parte della giornata, con un rosso generalizzato dal meno uno al meno tre per cento: meno due a Milano, così come a Parigi e Francoforte, meno uno a Londra, meno 3,5 a Lubiana.
Le tensioni hanno fatto anche salire i prezzi dei beni rifugio. L’oro ha registrato un incremento del 2,6 per cento a 5.415 dollari l’oncia, avvicinandosi ai 5.595 del massimo record di fine gennaio. In rialzo anche l’argento, il platino e il palladio. Si rafforza anche il dollaro a 1,17 sull’euro.

Alessandro Martegani