Secondo la NATO la minaccia nell'Artico sta crescendo e Bruxelles e Copenhagen studiano strategie per contrastare le pressioni statunitensi sulla Groenlandia. Tra le altre investimenti europei, mediazione dell'Alleanza Atlantica e possibili ritorsioni commerciali. Il Regno Unito, insieme alla Germania, ha lanciato la discussione su soldati europei nell'isola.

I Governi europei stanno studiando possibili contromisure per dissuadere Washington, valutando una gamma di opzioni che vanno dal compromesso sulle ritorsioni economiche fino all'eventuale presenza militare europea sul territorio. La Premier danese Frederiksen ha confermato che il suo Ministro degli Esteri Rasmussen incontrerà il Segretario di Stato americano Rubio la prossima settimana dopo che la Danimarca e la Groenlandia hanno chiesto colloqui. L'opzione più dibattuta è stata lanciata dal Regno Unito e dalla Germania che hanno ipotizzato la presenza di militari europei nell'isola per contrastare la crescente pressione di Russia e Cina, ma l'obiettivo reale è di raffreddare la situazione evitando un'invasione statunitense che scuoterebbe a fondo la NATO. L'Alleanza in risposta ha dato il via a nuove esercitazioni militari e ribadendo la volontà di rafforzare la presenza militare nell'estremo nord. Londra ha aperto canali con Berlino e Parigi su un piano ancora in fase embrionale che contemplerebbe lo schieramento di soldati, unità navali e aviazione al fine di disinnescare l'insufficiente protezione dell'isola avanzata da Trump, lasciando spazio anche al rafforzamento delle basi statunitensi. Francia e Germania hanno indicato che sul futuro della Groenlandia decidono solo Nuuk e Copenhagen. Secondo la NATO la pressione di Mosca e Pechino è destinata a crescere, ma alcuni diplomatici con accesso ai briefing dell'intelligence dell'Alleanza, citati dalla stampa britannica, sostengono che negli ultimi anni non vi siano state tracce di navi o sottomarini russi e cinesi attorno alla Groenlandia.
Franco de Stefani