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L’annuncio della tregua di due settimane nella guerra in Iran ha innescato il prevedibile rimbalzo sulle borse globali, forse addirittura superiore alle aspettative.
I primi ad aprire in positivo sono stati i mercati asiatici, e in particolare quelli dei paesi importatori di petrolio ed energia.
A Tokyo l’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan, che dovrebbe permettere il passaggio sicuro delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, è stato salutato con un più cinque per cento, addirittura più sette in Corea. Gli indici cinesi variano dal più due al più cinque, positiva anche l’India, abbondantemente oltre il tre per cento.
La risposta è stata simile in Europa, l’area che più di altre soffre il blocco dello stretto e l’aumento del prezzo dell’energia. Francoforte e Parigi viaggiano a più quattro per cento, Londra a più due, Milano ha sfiorato anche il quattro per cento, rimanendo abbondantemente oltre il tre; Lubiana è a più due e mezzo per cento. Il rialzo è diffuso, in particolare su settori come automobili, lusso, banche e semiconduttori, mentre i titoli energetici calano in parallelo al petrolio. Anche il dollaro perde terreno.
In attesa dell’apertura di Wall Street, che aveva chiuso praticamente in parità nella notte, i futures statunitensi sono balzati in avanti e sotto osservazione c’è naturalmente la quotazione di greggio e gas. Il petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile, perdendo il 15 per cento in una sola seduta, e anche l’oro ha recuperato terreno dopo settimane di tensioni.
Tutti segnali che gli investitori iniziano a considerare la probabilità di un ritorno alla normalità e che i mercati non credono, una volta di più, alle minacce lanciate in questi giorni da Donald Trump.

Alessandro Martegani