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Il Capo dell’Eliseo ha aperto i lavori con un durissimo atto d’accusa contro la politica estera degli Stati Uniti, definendola aggressiva e volta a sottomettere economicamente l'Europa. Macron ha denunciato quello che considera un "nuovo colonialismo" attuato tramite dazi inaccettabili e pressioni commerciali, ribadendo che la Francia e l'Unione Europea non rinunceranno alla propria sovranità. “Preferiamo il rispetto alla violenza e ai prepotenti" ha proseguito esortando l'Europa a dotarsi di strumenti di difesa, come il "bazooka commerciale", per contrastare chiunque tenti di imporre decisioni politiche tramite la coercizione economica.

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Sulla stessa linea, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha interpretato l'attuale crisi geopolitica come un'opportunità strategica per accelerare l'indipendenza strutturale dell'Unione. Pur definendo gli Stati Uniti un alleato storico, von der Leyen ha duramente criticato le minacce tariffarie di Donald Trump, definendole una violazione degli accordi presi e avvertendo che il collettivo comunitario risponderà in modo unito e proporzionato per evitare una spirale distruttiva. Ha inoltre annunciato un piano di sicurezza per l’Artico, che prevede massicci investimenti e il potenziamento della difesa europea confermando che la sovranità della Danimarca sulla Groenlandia non è in alcun modo negoziabile. Di fronte alla prospettiva di una guerra commerciale e all’ipotesi di annessione, le istituzioni danesi e groenlandesi hanno ribadito la propria volontà di non alimentare alcun conflitto, pur senza arretrare minimamente sui valori imprescindibili dell'integrità e dell'identità nazionale. Le autorità hanno inoltre evidenziato il ruolo cruciale della NATO, asserendo che, nonostante un’offensiva militare sia ritenuta inverosimile, il territorio debba comunque predisporsi a ogni eventualità per salvaguardare una regione la cui stabilità incide direttamente sugli equilibri dell'intero ordine globale.

Alessia Mitar