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Poco prima dell'incontro con l'inviato speciale Usa, Steve Witkoff, ed il genero del presidente americano, Jared Kushner, il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha affermato di non volere una guerra con l'Europa, ma di essere "pronto" se gli europei volessero e cominciassero un conflitto armato. Il presidente russo è infatti convinto che la guerra finirebbe così rapidamente che non ci sarebbe più nessuno con cui negoziare.
Putin ha inoltre respinto le controproposte europee al piano di pace Usa per l'Ucraina, che mirano unicamente a "bloccare l'intero processo di pace" e sono quindi assolutamente inaccettabili per la Russia. Ha poi accusato l'Europa di voler "ostacolare" gli sforzi americani per la pace in Ucraina. Ritiene infatti che gli europei non abbiano "un programma di pace, ma stanno dalla parte della guerra".
Il leader del Cremlino ha poi parlato apertamente di "misure di ritorsione" a danno delle petroliere dei paesi che aiutano Kiev. Ha inoltre minacciato di tagliare l'accesso al mare all'Ucraina in risposta agli attacchi dei droni contro le petroliere della "flotta ombra" russa nel Mar Nero. Secondo il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, quindi, le dichiarazioni di Putin dimostrano che non è pronto a porre fine alla guerra.
Intanto, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in visita in Irlanda, ha detto di vedere l'opportunità di porre fine alla guerra, ma che alcune questioni devono ancora essere risolte: in particolare le questioni territoriali, il congelamento dei beni russi e le garanzie di sicurezza per l'Ucraina.