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Trump, negli 72 minuti di intervento a fronte dei 45 previsti dal programma, ha rivendicato con forza il merito di aver riportato la nazione sulla retta via, definendo l'amministrazione Biden come la peggiore della storia americana, colpevole di una gestione inefficiente e dannosa. Ha poi attribuito la forte ripresa economica a una drastica riduzione del carico fiscale, all'abbattimento del 90% dei costi farmaceutici e a una rapida semplificazione burocratica. Ha inoltre evidenziato come l'introduzione dei dazi abbia ridotto il deficit commerciale del 75%, incentivando il rientro delle attività produttive e la crescita dei mercati azionari. Sul fronte energetico, Trump ha confermato nuovi accordi nel settore, sottolineando come le politiche su gas e petrolio abbiano creato numerosi posti di lavoro. Ha inoltre ribadito il primato americano nel campo dell’intelligenza artificiale, superando la competizione cinese. Il Presidente ha poi espresso un parere critico sull'attuale stato dell'Europa, ritenendola "irriconoscibile da flussi migratori incontrollati e dal declino dei propri valori tradizionali"; ha quindi sollecitato gli alleati a preservare la propria identità e a perseguire l'autonomia energetica. Maggiore ottimismo è stato riservato al Venezuela, considerato in ascesa grazie a una nuova guida collaborativa sostenuta da Washington.

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Sulla Groenlandia il Capo della Casa Bianca non arretra, confermando la ferma volontà di procedere con l'acquisizione del territorio; pur descrivendolo come un "pezzo di ghiaccio", ne ha rimarcato la valenza geopolitica cruciale per la sicurezza collettiva. Sebbene abbia escluso l'uso della forza militare per ottenere il territorio, ha lanciato un monito chiaro: l'acquisizione sarebbe un beneficio per l'intera NATO, ma un eventuale rifiuto verrebbe interpretato come un atto ostile che gli Stati Uniti "si ricorderebbero" in futuro. Il Presidente statunitense ha inoltre ammonito la Danimarca, accusandola di ingratitudine per aver dimenticato il ruolo determinante degli Stati Uniti nel preservare la sovranità dell'isola artica e nel restituirla al governo di Copenaghen al termine della Seconda Guerra Mondiale. Riguardo all’Allenza, ha riaffermato l'impegno americano al 100%, sollevando tuttavia dubbi sulla reale reciprocità del sostegno da parte degli alleati europei in caso di necessità. Sul conflitto tra Russia e Ucraina, ha ribadito con fermezza che, con lui al potere, l’invasione non avrebbe mai avuto luogo. Di fronte all’altissimo numero di morti, ha dichiarato che la sua unica priorità è la cessazione immediata delle ostilità. Tuttavia, ha chiarito la sua posizione strategica sull'invio di aiuti: la risoluzione del conflitto e il sostegno futuro a Kiev devono essere una responsabilità primaria dell'Europa e della NATO, e non un onere gravante esclusivamente sugli Stati Uniti.

Alessia Mitar