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L'amministrazione statunitense ha annunciato un significativo mutamento della propria politica ambientale, con potenziali effetti sul quadro normativo federale e sui rapporti tra tutela climatica, industria e autonomia statale. La decisione rappresenta una discontinuità rispetto agli ultimi diciassette anni e potrebbe dar luogo a un confronto politico e giudiziario su scala nazionale. In tale contesto, il presidente Donald Trump e il direttore dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti (EPA) Lee Zeldin hanno comunicato la revoca della “conclusione sulla messa a rischio” del 2009, che qualificava i gas serra come minaccia per la salute pubblica e costituiva la base giuridica delle politiche federali di riduzione delle emissioni.

Per diciassette anni l'agenzia si è basata su questo presupposto per introdurre regolamenti in materia ambientale. La decisione originaria era stata formalizzata durante la presidenza di Barack Obama e aveva orientato la politica climatica federale. La revoca comporta l'eliminazione di numerose norme, comprese quelle relative alle emissioni di automobili, centrali elettriche e impianti industriali. Secondo l'amministrazione Trump, i gas serra non rientrerebbero nella definizione legale di inquinanti direttamente dannosi per la salute nelle aree prossime alla fonte di emissione. Il presidente ha definito il provvedimento una delle più rilevanti operazioni di riduzione degli obblighi normativi nella storia del Paese. "È stata una disastrosa politica dell'era Obama che non ha base nella legge e che eliminerà 1.300 miliardi di dollari di costi normativi", ha sostenuto il presidente dalla Casa Bianca.

La misura è considerata favorevole all'industria automobilistica, impegnata in una complessa fase di riconversione produttiva. Ne trarrebbero beneficio anche le aziende attive nell'estrazione e nella lavorazione dei combustibili fossili. La comunità scientifica internazionale sostiene tuttavia che l'aumento della concentrazione di anidride carbonica e metano nell'atmosfera contribuisca in modo determinante al riscaldamento globale. Trump ha più volte contestato questa impostazione e ha ritirato gli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi sul clima. È ampiamente previsto che la revoca sarà oggetto di ricorsi giudiziari da parte di Stati federati e associazioni ambientaliste. La questione potrebbe giungere fino alla Corte suprema, mentre alcuni Stati sono pronti a introdurre norme più restrittive, con il rischio di un quadro regolatorio frammentato.


Corrado Cimador