La deputata e vicepresidente dei Democratici di Anže Logar, Eva Irgl, insieme al presidente dei giovani del partito, Gašper Krč, durante la conferenza stampa in Camera di Stato del 14 gennaio scorso, nella quale hanno presentato la proposta di indire un referendum consultivo per introdurre il voto elettronico. Foto: Valerio Fabbri/Radio Capodistria

Viviamo in un'era in cui sempre più aspetti della vita vengono regolamentati in maniera digitale, per questo pensiamo che sia giusto sottoporre al vaglio dei cittadini tale opzione. La deputata Eva Irgl, vicepresidente dei Democratici, aveva spiegato che il referendum consultivo non avrebbe parere vincolante e potrebbe svolgersi in contemporanea con le elezioni parlamentari di marzo, un'abile trovata che avrebbe quantomeno permesso di allargare il campo del dibattito pubblico, invischiato com'è nell'aspra battaglia politica di queste settimane. Riguardo alla proposta, Irgl aveva anche specificato che il voto elettronico verrebbe introdotto in maniera graudale e non sostituirà il voto tradizionale, per questo la proposta prevede l'applicazione dapprima con le schede elettorali all'estero. Tuttavia la commissione parlamentare per gli affari interni ha respinto la proposta dei Democratici definendola inappropriata. I deputati di Movimento Libertà si sono detti contrari all'idea di un voto referendario, non al tema del voto elettronico, che pure ritengono sia il futuro. E sulla possibilità che un eventuale referendum da tenersi nello stesso giorno del voto parlamentare potrebbe aumentare l'affluenza alle urne, soprattutto tra i cittadini all'estero, dalla maggioranza hanno ribadito che l'introduzione del voto di preferenza, ovvero di un sistema in cui gli elettori avrebbero un'influenza diretta sull'elezione dei parlamentari, rappresenta in sé una novità sufficiente per rinviare alla prossima legislatura ogni decisione sul voto elettronico.
Valerio Fabbri