
Le autorità slovene continuano a condannare con regolarità le operazioni militari israeliane nell'enclave palestinese assediata, dove ogni giorno si registrano vittime civili a causa dei bombardamenti e, sempre più frequentemente, per fame e mancanza di beni essenziali, in conseguenza del blocco degli aiuti umanitari. All'inizio di questa settimana, la ministra degli Esteri Tanja Fajon ha preso parte alla conferenza delle Nazioni Unite a New York sulla soluzione dei due Stati. Nel suo intervento, ha rinnovato l'appello agli Stati membri dell'ONU affinché riconoscano ufficialmente lo Stato di Palestina, criticando duramente le gravi sofferenze inflitte alla popolazione civile. A margine dell'evento, Fajon ha incontrato anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha lodato il ruolo della Slovenia, definendola "un'eroina europea" per il suo impegno nella promozione della pace e nella ricerca di una soluzione politica al conflitto. A inizio mese, il governo sloveno ha adottato una misura unilaterale dichiarando due ministri israeliani di estrema destra "persone non grate". Secondo fonti diplomatiche, Lubiana starebbe valutando ulteriori provvedimenti nei confronti di Israele in risposta a ciò che viene definito un trattamento disumano della popolazione civile di Gaza. L'ambasciatrice Ruth Koen-Dar, recentemente nominata rappresentante diplomatica di Tel Aviv in Slovenia, ha presentato le sue credenziali alla Presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar, solo la scorsa settimana, subentrando a Zeev Boker dopo due anni di incarico. Prima della sua nomina, Koen-Dar ha diretto il dipartimento per la lotta all'antisemitismo presso il Ministero degli Esteri israeliano. In seguito al suo insediamento, l'ambasciatrice ha richiesto un incontro con la presidente della Camera di Stato, Urška Klakočar Zupančič. La richiesta è stata tuttavia respinta; in un post pubblicato sui social media, Klakočar Zupančič ha motivato il rifiuto sostenendo che a Gaza è in corso un genocidio e che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe dovuto comparire da tempo di fronte alla Corte Penale Internazionale.
M.N.