
La legge-Velenje, una delle decine approvate sul filo di lana dal parlamento, prevede la graduale chiusura quindi lo stop all'estrazione del carbone, con un programma ventennale cadenzato con interventi operativi biennali. In realtà la legge deve ottenere l'approvazione della Commissione europea, poiché il contenuto è considerato alla stregua di aiuti di Stato, ma il passaggio tecnico dovrebbe essere completato per l'estate, per questo l'attuazione della legge prevede una media di 50 milioni di euro all'anno fino al 2046 a partire dal primo luglio di quest'anno, vincolati peraltro a un piano di disinvestimento. Invece di licenziamenti in blocco di 800-900 lavoratori entro il 2033, gli esuberi saranno meno di un terzo (250), in modo da ammortizzare lo shock socio-economico per la regione carbonfiera della Savinja-Šaleška. Come è naturale che sia, alla dismissione viene affiancato un piano di riabilitazione delle aree degradate, la bonifica delle superfici e la stabilizzazione dell'area mineraria, un'opportunità per progetti di energia rinnovabile, parchi tecnologici nonché sviluppo turistico nel patrimonio minerario. Non mancheranno infine ammortizzatori sociali quali pensionamento anticipato e indennità di fine rapporto più cospicue per i lavoratori intenzionati a partecipare a programmi di riqualificazione professionale. Un impegno concreto che, in attesa dell'ok finale da Bruxelles, ha trovato anche il pieno sostegno di sindacato e consiglio dei lavoratori.
Valerio Fabbri

