Nel corso degli interventi è stato sottolineato il dovere di ricordare fatti a lungo dimenticati, ma anche di combattere ogni tentativo di negare l’esodo e gli eccidi delle foibe.
Una cerimonia piena emozionante che ha visto la presenza del Capo dello Stato, della premier e di tanti giovani ai quali sono stati consegnati i riconoscimenti annuali del concorso dedicato alla Giornata del Ricordo.
I presenti hanno lanciato forti messaggi contro il negazionismo del genocidio, denunciando il fallimento della comunità internazionale nel prevenire il massacro. All'evento ha partecipato anche la Presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar
Mentre la Presidente Nataša Pirc Musar si trova in visita in Bosnia-Erzegovina per partecipare tra l'altro, alla cerimonia commemorativa di domani a Potočari, la Camera di Stato ha reso omaggio alle oltre ottomila vittime con un minuto di silenzio.
Per Menia, episodi di vandalismo come quello avvenuto alla Foiba "alimentano di nuovo il fuoco del negazionismo e del giustificazionismo", noi invece, aggiunge, “seminiamo ricordo e giustizia”.
Negli interventi, è tornato più volte il tema delle scritte trovate venerdì scorso all'ingresso del monumento. Per il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza si tratta di “Un atto criminale, un oltraggio alla Nazione che non può restare impunito”.
Dichiarazioni di condanna dell’episodio sono giunte da tutte le forze politiche. Sul posto, fra gli altri, anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il ministro dei beni culturali Alessandro Giuli. Messaggio di condanna anche da Giorgia Meloni.
Piantedosi ha ascoltato interventi carichi di nostalgia e commozione, ma anche di rivendicazioni. Per il presidente Lacota “Pesa il mancato riconoscimento delle responsabilità delle foibe e dell’esodo da parte dei parlamenti di Slovenia e Croazia”.
La misura, che prevede fino a quattro giorni di assenza retribuita, è stata adottata in risposta alle drammatiche inondazioni del 29 ottobre, che hanno provocato almeno 224 vittime e devastato la regione valenciana
I dati rivelano un sentimento antisemita, in parte della popolazione, definito “radicato e severo”: il 7 per cento degli italiani nega la Shoah, e meno della metà è consapevole che il negazionismo è un reato.
La protesta in seguito al diniego del permesso di svolgere un incontro con l'attivista statunitense Stephanie Westbrook sul diritto di boicottare Israele.